Medolla, Mirandola, Massa Finalese, Finale Emilia: geografia di un disastro

Un lungo viaggio scoprendo i luoghi dai quali ripartire con la ricostruzione. Sono tante le persone che Hackathon Terremoto e Action Aid hanno incontrato ieri nella loro visita ai comuni colpiti dal sisma. Storie di luoghi e persone, che fino a un mese fa vivevano una ordinaria realtà e che oggi si trovano ad affrontare un dramma nel lavoro come nella vita privata.

A raccontarlo è Andrea Ratti, consigliere comunale di Massa Finalese, capogruppo del PD: ” La priorità è superare l’emergenza abitativa – ha dichiarato Ratti, che giovedì ha accompagnato i nostri nel comune emiliano, particolarmente danneggiato dopo il sisma delle scorse settimane – è necessario valutare l’agibilità degli edifici e mappare gli alloggi sfitti. A quel punto si procederà con lo smistamento, nelle varie soluzioni, della popolazione”. Un lavoro che potrebbe anche durare mesi, tanto da far temere alle istituzioni e a chi è impegnato nella ricostruzione il prolungamento delle tendopoli per tutta l’estate. Una situazione che farebbe emergere una serie di problematiche, come ad esempio l’emergenza caldo. La ricostruzione quindi parte dalla necessità di trovare un modo per effettuare queste valutazioni nel più breve tempo possibile. Oltre ai danni fisici, da non sottovalutare il disagio psicologico: “In base ai dati in nostro possesso – continua Ratti – nei punti di soccorso c’è un aumento del 70% di tranquillanti.” Un problema che tocca buona parte della popolazione, sia tra coloro che dormono nei campi, sia tra chi ha scelto di dormire in macchina.

Per le imprese, il problema maggiore è quello di mettere in sicurezza gli edifici senza fermare la macchina produttiva. “La seconda scossa – ha continuato Andrea Ratti – ha fatto più morti della prima solo perché ci eravamo sin da subito messi a lavorare”. Per affrontare questa complessa situazione, le ipotesi potrebbero essere una defiscalizzazione e una delocalizzazione in territori limitrofi. Una strada che porta alla luce un altro bisogno: quello di mappare tutti i capannoni liberi presenti sul territorio emiliano.

A Finale Emilia, Antonella Diegoli, responsabile regionale Movimento per la Vita, mette in campo il problema delle scuole. “La scuola primaria e le superiori sono da abbattere – ha affermato – a settembre i ragazzi andranno a scuola in container”. Stefania Michelini, del Centro Servizio Volontario di Modena, ha messo l’accento sulla necessità di una migliore capacità di stoccaggio.

Importante il lavoro della Protezione Civile nell’immediato post sisma: “Durante l’emergenza – ha affermato Stefano Lugli, segretario provinciale Federazione della Sinistra Moderna – la Protezione Civile ha svolto un intervento tempestivo e di qualità”, anche se ora si pone il problema di chi sarà a coprire i costi degli interventi nei diversi campi, non solo in quelli strutturati dalla Protezione Civile, ma anche dei campi sorti spontaneamente.

Ed è proprio in questi ultimi che i dubbi crescono maggiormente. E’ così per Alberto Gavioli, residente a Mirandola, proprietario di un appartamento inagibile: “I tempi per gli accertamenti saranno lunghi – ha affermato – abbiamo trovato un accordo tra i condomini, ma vorremmo sapere se è possibile acquistare un terreno o un modulo abitativo provvisorio e se in quel caso abbiamo diritto ad agevolazioni”. Dubbi legittimi che fanno parte del naturale tentativo di ritorno alla normalità. Una normalità per molti ancora troppo lontana.

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