Il “Terremoto Silenzioso” che ha infranto la sicurezza dei cittadini

Quando la terra trema, è difficile fare previsioni. Non si può comprendere pienamente quale sarà la conseguenza di quella violenta reazione della natura e di certo non si può quantificare quanto quest’ultima possa sconvolgere la serenità di chi ha dovuto viverla. Oggi però qualcuno che deve cercare di guardare al futuro c’è: sono i sindaci dei comuni colpiti dal sisma, quelli che più di altri sono costretti a fare i conti con il post – evento: il momento in cui si spengono i riflettori della scena pubblica e si accende la quotidianità, che adesso ha tutto un altro aspetto.

Un cambiamento radicale, anche se apparentemente inpercettibile. Perché questo “terremoto silenzioso” ha minato la sicurezza dei cittadini senza troppo scalpore. Nessun crollo plateale, come era successo all’Acquila nel 2009, ma tante piccole catastrofi che segnano un inevitabile cambio di rotta all’interno della routine di un paese e dei suoi abitanti. Escludendo i centri più colpiti, come Pieve di Cento e Finale Emilia, che dovranno convivere con cittadini sfollati nei campi e tende aperte davanti alle case per molto tempo, ci sono comuni dove il terremoto ha causato per lo più situazioni di inagibilità. Ma questa condizione mina comunque alla stabilità di una comunità: inagibili sono le scuole, che sono state chiuse e che in alcuni casi rischiano di essere abbattute. Inagibili sono le strutture comunali e pubbliche, causando disservizi. Inagibili sono le attività commerciali, uccidendo l’economia di tanti piccoli e grandi imprenditori locali. In generale, quello che questa inagibilità diffusa sta causando è la perdita della sicurezza, la consapevolezza che la propria casa e la propria città non sono più luoghi adatti dove vivere.

E’ contro questo sentimento che i sindaci e le giunte comunali dei diversi paesi colpiti dal sisma devono fare i conti. Ma come cercare di ridare sicurezza ai cittadini?

Riccardo Luna, giornalista de La Repubblica e promotore di Protezione Civica, che parteciperà all’Hackathon nella giornata di sabato, si sta già muovendo per creare delle opportunità di comunicazione e di visibilità a costo zero, anche e soprattutto per focalizzare l’attenzione sulle esigenze primarie che queste popolazioni sentono:

– la ricostruzione delle scuole

– la ricostruzione dei simboli storici delle città

– la rimessa a norma delle attività commerciali

– la riqualificazione delle attività agricole compromesse

– la gestione delle cooperative sociali

Per portare avanti questi progetti, tutti i comuni hanno lanciato sui propri siti ufficiali raccolte fondi e altre iniziative di solidarietà, con l’intenzione di essere il più possibili trasparenti.

Un esempio per tutti: la giunta di Pieve di Cento ha scelto un forte taglio dei costi, autodecurtandosi lo stipendio fino ad arrivare a non superare i 3800 euro totali di spese. Un dato importante, che spiega e dimostra più di ogni altra parola la voglia di ripartire di queste realtà.

Proprio Pieve di Cento sarà presente all’Hackathon Terremoto di domani, con il suo assessore al bilancio Alessandro Pirani. Un ospite speciale, che rappresenterà simbolicamente tutti i comuni colpiti dal terremoto, che appoggiano e supportano la maratona tecnologica come azione concreta verso una reale ricostruzione.

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