[Le interviste di Hackathon Terremoto] Damiano Fontana_Gruppo 5 | L’Hackathon? Muove energie

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Dopo la laurea in Informatica all’Università di Bologna conseguita nel 2010, Damiano si divide tra il suo lavoro da sviluppatore a Epoca e un dottorato di ricerca presso la Scuola di Ingegneria dell’Innovazione Industriale dell’Università di Modena e Reggio Emilia, dove concentra i suoi interessi di ricerca nel campo del Pervasive Computing. Applicazioni mobili e pervasive e le integrazioni di sistemi enterprise sono i suoi cavalli di battaglia, sfruttando le potenzialità del framework Open Source. A Hackathon Terremoto faceva parte del gruppo 5, “Cerco/Offro Alloggio”.

S: Come hai conosciuto Hackathon Terremoto?

D: Lavorando a Epoca ho visto nascere l’idea di questo evento e portarlo avanti dai miei colleghi.

S: Un tuo bilancio su questa due giorni

D: Un’esperienza davvero interessante, sono venute fuori delle belle idee. Ora è il momento di proseguire, perché il tempo non è stato molto e il mio gruppo, come poi anche molti degli altri, non è riuscito a finire il prototipo. Bisogna trovare lo spazio per portarli a termine. L’aspetto più interessante dell’Hackathon è stato il aver saputo mettere insieme persone che hanno background diversi, permettendo di liberare le idee, nel vero senso della parola: un modo di lavorare che non può che portare a soluzioni innovative.

S: Lo dicevi anche tu, un progetto che deve andare avanti. Che consigli daresti all’organizzazione per continuare ad alimentare questo movimento?

D: Credo che sarebbe interessante coinvolgere le università. In giro ci sono così tanti tesisti che sarebbero perfettamente in grado di sviluppare le idee che vengono fuori da manifestazioni come l’Hackathon, che per motivi di tempo sono più dei momenti di brainstorming e di progettazione che di realizzazione effettiva. All’Hackathon è mancata questa parte: nei fatti, non ce n’è stato il tempo. E anche adesso, per noi che siamo dentro al mondo lavorativo è dura trovare il modo di portare avanti questi progetti. Lo faremo, perché sono idee per cui vale la pena sacrificare una parte del proprio tempo libero, ma se si potessero coinvolgere gli studenti, non solo per loro sarebbe una bella palestra, ma potrebbero risolvere quello che a questo evento è mancato: il fattore realizzativo. L’Hackathon muove energie, anche perché la parte di ideazione e progettazione è quella che richiede maggiori competenze e convogliare persone dalle diverse esperienze che buttano li delle idee, è di per sé una grande impresa. Ma il problema del tempo, limita sicuramente le sue potenzialità.

S: Una cosa che ti è rimasta impressa di questi due giorni

D: La grande voglia da parte di tutti di impegnarsi per uno scopo, tanto da arrivare a non dormire la notte per raggiungere l’obiettivo. Una bella testimonianza di impegno

 

 

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