[Le interviste di Hackathon Terremoto] Francesco D’onghia_Gruppo 6 | Viva la multidisciplinarità

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Ventisei anni e una laurea al Politecnico di Milano in Product Service System Design, Francesco ha una gran passione per la tecnologia e per l’innovazione sociale, che ha guidato anche la scelta dell’argomento della sua tesi incentrata sulla partecipazione e sulla trasparenza nei processi di ricostruzione post disastro naturale.  Da questo suo lavoro è nato anche un video reportage (http://www.youtube.com/watch?v=5UwAN2cgluE) sull’esperienza aquilana, che ha ottenuto un grande riscontro, tanto da essere pubblicato anche su riviste del calibro di Domus e Wired. Il suo gruppo (il numero 6) non poteva che essere quello sulla ricostruzione partecipata.

S: Come sei arrivato a Hackathon Terremoto?

F: Mi ha chiamato la mia amica Chiara (Cacciani, ideatrice insieme a Clio Dosi e Matteo Vignoli dell’Hackathon Terremoto, nrd.), mia compagna di corso al Politecnico. Mi ha spiegato a grandi linee di che si trattava, sapeva che nella mia tesi avevo proprio parlato di ricostruzione dopo il terremoto all’Aquila e mi ha detto: “Guarda, non puoi mancare”.

S: Era la prima volta che ti approcciavi ad una manifestazione del genere? Che impressioni ha avuto?

F: In realtà avevo già fatto cose del genere, soprattutto progetti di global service. Questo Hackathon mi ha fatto un’impressione davvero positiva, soprattutto per la multidisciplinarità delle competenze che ho incontrato. Il lavoro in team è stato fantastico: nonostante io non conoscessi nessuno, ci siamo subito trovati a fare brainstorming per capire come realizzare la nostra applicazione. Mi è piaciuto un sacco, soprattutto perché nel mio gruppo c’erano figure con competenze completamente diverse dalla mia, anche molto più professionali, visto che sono un neolaureato e ho ancora poca esperienza sul campo. Veramente un gran bell’ambiente. Rispetto agli altri eventi simili a cui ho partecipato, questo è stato pensato con un criterio e soprattutto con l’intenzione di avere una continuità, il tutto in un’atmosfera concreta e realistica.

S: A proposito di futuro…come vedi il futuro di Hackathon Terremoto? Cosa consiglieresti agli organizzatori per poter portare avanti il movimento?

F: Fondamentale organizzare un evento con gli stakeholders, invitandoli a dare un giudizio sul nostro lavoro. Infondo lo abbiamo fatto pensando a loro e alle loro esigenze, quindi nessuno meglio di loro è in grado di farci capire se siamo andati nella direzione giusta. Poi, nel nostro piccolo, dobbiamo ancora fare moltissimo: non avevamo uno sviluppatore in team, quindi il lavoro è ancora da implementare. Ma abbiamo già programmato e questo è già buono.  Dopo di che sarà cruciale presentarlo alle autorità, ma anche ai cittadini, che dovranno “alzare la voce” per assicurarsi che questa trasparenza nella ricostruzione sia una prerogativa dell’amministrazione.

S: Se ti dico Hackathon Terremoto, qual è il tuo ricordo più bello?

F: E’ stato bellissimo conoscere Christian di Action Aid (Quintilli, nrd.): con lui abbiamo fatto una lunga chiacchierata sulla mia ricerca, ci siamo scambiati i contatti e abbiamo già deciso che presto ci incontreremo per vedere come poter collaborare. Per me, che sono appena uscito dall’università, questa è stata davvero una grande occasione, per conoscere nuove realtà ma anche per attivare contatti che chissà, un giorno potrebbero segnare la mia strada lavorativa.

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