[Le interviste di Hackathon Terremoto] Antonio Reggiani_Gruppo 2 | La mia professionalità per fare qualcosa di utile, in prima persona

Carta d’identità

 

Si occupa di sviluppo software per lavoro da alcuni anni, è di Ferrara e, nonostante non sia stato personalmente colpito dal sisma, ha svariati amici che hanno avuto problemi. Il suo interesse per l’hackathon è nato anche così, dal desiderio di fare qualcosa in prima persona (per esempio facendo il volontario, con alcuni amici, per raccogliere tende e portarle a San Felice sul Panaro), sfruttando la sua professionlità. Antonio faceva parte del gruppo 2, Casa Sicura.

E: Come hai conosciuto l’Hackathon?

A: Avevo partecipato di recente a un evento a Bologna (YMCA­), dal loro sito ho visto un riferimento all’hashtag #hackathonterremoto, mi sono incuriosito e sono andato a cercare informazioni; mi sono iscritto al gruppo Facebook e da lì è iniziata l’avventura.

E: Sullo sviluppo di quale applicazione ti sei concentrato e per quale motivo?

A: Ero uno di quelli non in gruppo, ho visto le varie proposte ed ho scelto quella che aveva più a che fare con l’approccio al database; poi, per caso, ci siamo anche trovati con un altro sviluppatore Microsoft, e quindi, rispetto agli altri, eravamo anche abituati ad un’interfaccia simile.

Capire come impostare la nostra applicazione ha richiesto una lunga analisi, ed abbiamo cercato di organizzarla sia dal punto di vista del cittadino (in modo che possa fare direttamente una segnalazione, per esempio di un edificio non stabile), che dalla parte di chi le segnalazioni le deve ricevere, elaborare e, di conseguenza, agire.

E: Cosa ti aspettavi dall’Hackathon?

A: Non avevo aspettative, questo è un genere di manifestazione che non conoscevo: ho partecipato a tanti convegni ed aggiornamenti, sempre nella mia area di sviluppo applicazioni, ma mai ad una iniziativa di questo tipo. Di solito lavoro da solo, quindi mi piaceva l’idea di fare parte di un gruppo e di partecipare a qualcosa che si sarebbe sviluppato durante tutta la notte, mettendomi in gioco con qualcuno a livello volontario, un aspetto per me assolutamente fondamentale.

Ero più interessato a conoscere persone e a vedere come gli altri avrebbero lavorato, più che a quello che potevo fare io: parto sempre un po’ intimidito, pensando che gli altri siano più preparati di me. E’ per questo che ho portato i muffin e la torta, in modo da essere sicuro, anche solo per questioni culinarie, di essere utile alla manifestazione.

E: A quasi una settimana di distanza, invece, che cosa ti porti via da questo hackathon?

A: Prima di tutto l’energia raccolta in questi due giorni. E poi molte aspettative, riguardo la possibilità che almeno qualcuna di queste applicazioni possa essere usata e portata all’attenzione degli stakeholder. L’ Hackathon può essere una buona occasione per sviluppare qualcosa di utile: la nostra applicazione non è terminata, abbiamo creato un prototipo funzionale alla presentazione, ma speriamo a breve di completarla e poterla mettere al servizio della popolazione e delle istituzioni.

E: Qualche curiosità sulla due gironi della manifestazione?

A: Sono uno di quelli che ha fatto la nottata, con solo una dormitina di due ore perché non ce la facevo più a scrivere, quindi di storie ne ho tante. Mi porterò a casa il ricordo di un clima bellissimo, in particolare con quelli rimasti fino a notte fonda; la collaborazione ed il supporto umano, ancora prima che lavorativo; i ragazzi toscani che si davano il cambio ogni mezz’ora per non smettere di scrivere; la grande capacità di concentrazione di tutti; e, last but not least, l’essere stato beccato da Riccardo Luna, alle 3.40 di notte, con un barattolo di Nutella in mano.

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