[Le interviste di Hackathon Terremoto] Carmela Ventura_Gruppo 6 | I love Emilia

Carta d’Identità

Laureata in Ingegneria Gestionale all’Università Federico II di Napoli, da 6 anni vive e lavora a Milano, dove si occupa di consulenza in gestione del costruito. Ma il suo cuore la porta spesso in Emilia Romagna, dove ha famiglia e amici: una terza casa che si avvicina al suo modo di vivere. Per questo e per l’amicizia che la lega ai ragazzi di Epoca non poteva mancare a Hackathon Terremoto. Il suo gruppo? Numero 6, ricostruzione partecipata.

S: Come hai saputo di Hackathon Terremoto?

C: Dai ragazzi di Epoca. Per lavoro collaboriamo spesso, ed è venuto fuori che avevano avuto questa bella idea. Non potevo mancare, prima di tutto perché  sono tematiche che appartengono al mio quotidiano, visto che lavoro proprio nel settore del costruito, ma anche perché l’Emilia è una terza casa per me, dopo Napoli e Milano, e ci torno ogni volta che ne ho l’occasione. E per dare il mio contributo, ci sono tornata di corsa.

S: Tu lavori nella gestione del costruito: la scelta del gruppo 6, quello della ricostruzione partecipata quindi, non è un caso…

C: Assolutamente no, era naturale rispetto al lavoro che faccio. Inoltre è anche un tema che mi appassiona, quello della trasparenza: una qualità purtroppo spesso rara.

S: Come pensi sia andato questo evento?

C: E’ stato un evento interessante e importante. Un segnale forte rispetto all’argomento. Ha portato attenzione su questi temi in modo propositivo, e soprattutto anche da parte di ragazzi che non hanno avuto un’esperienza diretta di questa fatalità. Hackathon Terremoto ha fatto vedere quanto sia forte la sensibilità dei giovani.

S: Una scommessa vinta quindi?

C: Diciamo che l’evento è andato davvero bene, ma adesso bisogna avere un riscontro concreto. Alla fine è impossibile sviluppare un’applicazione funzionante in 36 ore. Però questa manifestazione ha avuto un senso. Ha messo insieme persone diverse per concretizzare delle idee in modo semplice e anche divertente. Staremo a vedere, io sono molto positiva.
 
S: Qual è la cosa che più ti ha colpito di questi due giorni?
C: Non mi sarei mai aspettata di vedere 20 giovani chiusi dentro a una sala per 36 ore senza fermarsi. Tutti concentrati e volenterosi. Ammetto che mi aspettavo più “cazzeggio”: invece mi hanno piacevolmente colpito per il loro grande senso di responsabilità. Vuol dire che questa manifestazione ha suscitato un entusiasmo tale da far scordare lo splendido sole di quel fine settimana.

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