[Le interviste di Hackathon Terremoto] Marco Fabbri_Gruppo 6 | Tutto in un tweet

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Bolognese trapiantato a Milano per lavoro, dal 2011 Marco è Business & Project Developer alla IConsulting di Milano, dopo aver lavorato sia in Vodafone sia all’Osservatorio Asia, dividendosi tra la Cina e Imola. Il suo attuale impiego alla IConsulting lo ha reso “l’uomo giusto” per partecipare all’Hackathon Terremoto all’interno del gruppo 6, ricostruzione partecipata.

S: Marco, come hai saputo di Hackathon Terremoto?

M: Grazie a Twitter. Un amico ha twittato la segnalazione dell’Hackathon. Per caso mi è caduto l’occhio e sono andato a vedere di che si trattava. Quando ho visto che ad organizzare erano Clio Dosi, Matteo Vignoli e Chiara Cacciani, mie conoscenze già dai tempi dell’università, non potevo non partecipare.

S: Gruppo 6 per te: una scelta in linea con il tuo lavoro, giusto?

M: Sicuramente. Trattandosi di una business intelligence non potevo non portare la mia esperienza.

S: Perdona l’ignoranza, ma cosa si intende per business intelligence?

M: Sono quelle metodologie per la realizzazione di strumenti a supporto delle decisioni. Direi

perfettamente in linea con il lavoro del gruppo 6, che trattando il tema della ricostruzione partecipata e della trasparenza, fonda il suo essere proprio sulla capacità di prendere decisioni. Chiaramente, quelle giuste.

S: Come si svilupperà il vostro progetto nel prossimo futuro?

M: Per essere davvero efficace, questa applicazione deve necessariamente avere alla spalle l’appoggio delle istituzioni. Come si dice, dobbiamo “portarle a bordo”: solo così si potranno davvero realizzare soluzioni utili per loro e per i cittadini. Questo deve diventare un metodo quantitativo per prendere decisioni.

S: Cosa deve fare adesso Hackathon per portare avanti il movimento?

M: Deve spingere su quello che ha realizzato. È riuscito a mettere in piedi un vero e proprio contenitore culturale su questi temi, grazie a sviluppatori, analisti, stakeholders e ai tanti amici che hanno dato il loro piccolo grande contributo. Tutto il valore sviluppato in questi due giorni, deve essere solo un seme: adesso bisogna andare avanti, cercando un impegno concreto delle istituzioni a supporto di questi e dei prossimi progetti. Questa a mio avviso deve essere la nostra strategia. Bisogna farlo conoscere.

S: Cosa ti ha colpito di questo evento?

M: Soprattutto la grande professionalità degli organizzatori e di tutti coloro che hanno partecipato. Pensare le mappe dei bisogni e delle soluzioni non è come dire “troviamoci e vediamo cosa viene fuori”. È frutto di un lavoro ragionato con cura. E il risultato è stato una partecipazione intensa, sentita, perché tutti si sono sentiti parte di qualcosa di concreto. Se si pensa che c’è gente che ha partecipato da remoto, fino dall’India, per non mancare. Questo testimonia un interesse per questo evento che è andato al di la di ogni previsione. Come del resto il riscontro mediatico: è stato forte considerando i mezzi e le risorse a disposizione. Un vero riconoscimento a un progetto bellissimo.

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