[Le interviste di Hackathon Terremoto] Andrea Soverini_Gruppo 7 | L’outsider sono io

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Emiliano doc, ha studiato all’Università di Bologna, chiudendo con un Master in Grafica e Web Design. Dall’anno scorso lavora a Bologna alla Yoox, lo store virtuale di moda e design multi brand leader nel mondo. Ad Hackathon Terremoto se lo sono aggiudicato i ragazzi di Metwit, per sviluppare l’applicazione Sto bene!. L’unica intervista dal vivo, nel cuore del Parco del Caviticcio a Bologna 😉

S: Andrea, chi ti ha parlato di Hackathon Terremoto?

A: Veramente…Facebook. Non conoscevo nessuno, né a Epoca, né di quelli che all’inizio erano sul gruppo di Facebook. Insomma, tutto merito della potenza del network: mi sono iscritto e mi sono fatto travolgere dall’onda Hackathon. E devo dire sono molto contento di averlo fatto.

S: Come ti sei trovato con i ragazzi di Metwit?

A: Devo dire molto bene, abbiamo lavorato bene, loro sono davvero bravi e competenti. In più avevano ben chiaro il progetto, quindi il lavoro di progettazione e studio già all’inizio è stato più semplice. Abbiamo analizzato i vari utilizzi a seconda dell’emergenza, valutando tutte le variabili più importanti per il progetto. Principalmente io mi sono occupato con Michele (Ruini di Metwit, nrd.) dell’usabilità, della fase di sviluppo invece se ne sono occupati interamente loro.

S: Una tua impressione sull’Hackathon  

A: Mi sembra sia andato davvero molto bene, per i tempi che abbiamo avuto, i gruppi mi sembra abbiano prodotto abbastanza.

S: E ora? Che si fa?

A: Ora bisognerebbe organizzare incontri periodici, cercare di coinvolgere più persone. Quando inseriti in un progetto del genere ci sono solo professionisti diventa difficile portarlo avanti con continuità: ognuno ha il proprio lavoro, e non può che dedicargli il tempo libero. Si potrebbe coinvolgere attivamente l’università, magari facendo attivare qualche tirocinio formativo. I ragazzi sono bravi e hanno sempre voglia di mettersi alla prova.

S: Il ricordo più bello di questa due giorni?

A: Una cosa figa è stata la birra e la musica allo Shape. Abbiamo lavorato ma ci siamo anche divertiti molto. E poi, chiaro, lo scambio di esperienze, anche extra hackathon. È stata una concentrazione di gente che è appassionata tutta della stessa materia, ma che la vive in modo diverso. Senza considerare i nuovi amici hackathoneti: spero che ci saranno altre occasioni per vedersi.

 

 

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