[Le interviste di Hackathon Terremoto] Pietro De Vita_Gruppo 2 | L’aver vissuto un terremoto, la voglia di aiutare

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Ha 26 anni, vive a Bologna ma viene da Foggia: dopo aver dato il suo ultimo esame all’università, si può ufficialmente definire un laureando in ingegneria gestionale. Con Antonio, Clio, Lorenzo, Flavia e Marica ha fatto parte del gruppo 2, Casa Sicura.

E: Come sei venuto in contatto con l’evento Hackathon Terremoto?

P: Sono venuto a conoscenza di questa iniziativa perché faccio parte di UniversiBo e, nel gruppo di Ingegneria, era arrivata comunicazione dell’evento che era in fase di organizzazione. Nel momento in cui ho letto di cosa si trattava mi sono incuriosito, anche perché sono stato anch’io un terremotato. Vengo da un paesino in provincia di Foggia e, nel 2002, ho vissuto in prima persona questa terribile esperienza: mi sono quindi sentito vicino a chi nell’emergenza ora ci vive e mi sembrava giusto contribuire per quanto potevo.

E: Su quale applicazione si è concentrato il tuo lavoro? E come mai?

P: Mi sono concentrato sullo sviluppo del bisogno numero due, un’applicazione che si basa sull’idea diinserire nel sistema una richiesta di sopralluogo ad un edificio, per fare avere l’informazione in modo rapido e diretto all’amministrazione comunale ed essere poi conseguentemente avvertiti nel momento in cui il sopralluogo è stato effettuato. Il motivo per il quale mi sono concentrato su questo bisogno è l’aver visto quanto importante un’applicazione del genere può essere. Di solito questa raccolta di dati e comunicazione di informazioni ai cittadini viene fatta in modo manuale. Realizzandola invece con una notifica tramite sms, considerando che ormai il cellulare ce l’hanno praticamente tutti, rende la ricerca di informazioni (sia per il cittadino che per le pubbliche amministrazioni) molto più accessibile.

E: Prima di iniziare, che cosa ti immaginavi sarebbe stato l’Hackathon?

P: Non avevo nessuna aspettativa, mi piaceva l’idea di dare una mano: non essendo uno sviluppatore, oltre che dare l’idea e contribuire a formarla non ho potuto fare molto. Una volta data l’idea è lo sviluppatore che la fa sua e la realizza in maniera indipendente. La mattina dopo sono tornato lì per dare un contributo e vedere come procedeva lo sviluppo.

E: E, invece, che cosa ti aspetti dal futuro?

P: L’applicazione è validissima, il sistema è banale e cerca di risolvere il problema di un sistema che normalmente non permette di ricevere informazioni se non in modo indiretto. E’ un’idea piccola ma che, se meglio sviluppata, può continuare a migliorare e diventare uno strumento utile per i terremotati, non solo dell’Emilia.

E: E’ passato qualche giorno, quali sono i tuoi ricordi dell’Hackathon?

P: Mi porto con me una grande esperienza personale, che mi ha dato la possibilità di interagrie con molte persone e di sviluppare dei temi che, per quanto semplici, almeno mi hanno dato la possibilità di dare un valido contributo. Poi, collaborare con persone diverse sia per mentalità che per preparazione, ha contribuito molto alla mia formazione. Ne farei un altro di hackathon, magari con qualche giorno in più prima per preparare le idee: il tutto, ovviamente, senza nulla togliere agli organizzatori, che hanno fatto una lavoro incredibile e meritano i complimenti di tu

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